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ReFi e l’efficientamento delle filiere tessili nelle mie elucubrazioni

Sono stata nel settore per un tempo molto breve e non proprio moda e tessile ma fashion-tech e innovazione applicata alla moda. Il tessile è uno dei settori con il footprint più alto non solo in termini di emissioni, ma sembra a 360°. Qualcosa si sta muovendo ma secondo me è ancora poco.

Come persona vengo dalla cultura dello scambio e del consumo di “seconda mano”. Da piccola i vestiti delle mie sorelle maggiori e delle mie cugine più grandi vivevano decenni passando da generazione a generazione. La moda non mi interessava e non mi è mai interessata da quel punto di vista. Sono arrivata alla sartoria passando dall’economia circolare e strutturando un progetto principalmente sociale. La sartoria sociale intendeva offrire riparazioni a prezzi modici, mettere le persone in contatto ed aiutarle a scambiare vestiti che non utilizzavano più. Serviva ad integrare i migranti e ad istruirli, per quanto possibile, all’innovazione sociale nella quale potevano avere un ruolo, lavorando nella sartoria sociale. Un bel sogno ma per alcuni dei miei collaboratori “poco redditizio”. Non c’era il business della moda delle firme, dei capi a partire dal 350€, dell’accessibilità di nicchia che chiaramente ti fa lavorare di meno e guadagnare molto di più; inoltre la nicchia fa molto “moda” fa molto ambienti “bene” e frequentazioni d’alto rango, dove girano i soldi VERI…

Veli super pietosi idem dicesi per la degenerazione del Vintage, lanciato moda che ora promuove il fast fashion perchè non accessibile. Il segreto del business : spremere il consumatore per guadagnare il più possibile lavorando il meno possibile di contro. Dove poi questi buisiness men and women reinvestiranno i soldi guadagnati in questo modo, non ci voglio proprio pensare, sinceramente.

Dal basso della mia ingenuità non consideravo nulla di tutto ciò; per mesignificava danneggiare la filiera e scoraggiare il consumatore all’acquisto responsabile. Chiaramente il fashion-tech, così come la circolarizzazione delle filiere e l’upcycle erano concetti sconosciuti agli occhi di questi “artisti della moda” con i quali collaboravo. Visitando da turista l’ambiente ho capito che ce ne sono moltissimi stagnanti in questi disperati livelli d’ignoranza e ipocrisia, sopratutto a bassi livelli, il che non fa che peggiorare la situazione del settore.

Così ho trovato la spiegazione ad uno dei primi insegnamenti della scuola di token engineering sulla responsabilità nell’ingegnerizzazione dei processi. L’ho tradotta come “prendersi la responsabilità di progettare un sistema di incentivi per proporre un cambiamento di condotta in un determinato mercato o settore di produzione”.

Ecco nella moda facile da applicare per promuovere la circolarizzazione e l’efficientamento dei processi produttivo-distributivi; rendendo il tutto redditizia e mentre si mantiene l’accesso ai prodotti accessibile e si supportano le aziende nell’utilizzo di materiali e tecnologie a impatto zero.

Principali agenti del sistema sarebbero:

  • grandi firme

  • aziende tessili — grandi imprese, PMMI

  • artigiani tessili

  • artigiani di accessori

  • consumatori

  • distributori e agenti di commercio

  • designer e stilisti

  • produttori di fibre tessili in campo agricolo

Il sistema di riferimento proporrebbe l’utilizzo di un token X che può essere guadagnato :

  • attivando reparti “seconda mano” nei negozi fisici e online

  • conferendo abiti, accessori o scarpe usate

  • acquistando prodotti di seconda mano presso negozi, fiere, organizzazioni

  • partecipando ad iniziative di baratto

  • progettando abiti dal design circolare

  • progettando su up-cycle

  • gestendo in modo creativo processi di gestione del fine vita dei prodotti

  • investendo in start-up innovative di settore

  • optando per trasporti di filera ad impatto zero

  • investendo in progetti di ricerca e sviluppo (in uno schema a complemento con quello del credito d’imposta ma specificamente dedicato alle SME) per l’efficientamento dei processi di produzione, dei materiali utilizzati, delle modalità di distribuzione

  • attivando politiche di responsabilità sociale d’impresa efficienti ed il cui impatto è trasparentemente verificabile (emissioni di produzione-distribuzione, riduzione/compensazione, inquinamento, diritti dei lavoratori sopratutto nei paesi in via di sviluppo, materie prime di origine organica da produzione rigenerativa, ect…)

  • adottando colture/allevamenti rigenerativi per la produzione delle fibre tessili naturali

Chiaramente può essere speso :

  • per acquistare prodotti di seconda mano

  • per avere sconti sul fitto di abiti di marca

  • per avere sconti sull’acquisto di macchinari di filiera

  • per avere sconti sull’acquisto di terra o capi di allevamento

  • per avere sconti sui trasporti di filiera

  • per avere accesso a corsi di formazione su design circolare, innovazione, materiali biocompatibili e/o biodegradabili

  • per pagare fees di partecipazione a concorsi, sfilate, eventi a tema

  • per pagare fees e spazi di esposizione fisici e online

  • per accedere a schemi di supporto per le aziende di settore in difficoltà e in associazione a finanziamenti pubblici

  • per accedere a servizi di consulenza settoriale all’innovazione per aziende che necessitano sviluppo

  • per accedere a posizioni lavorative di rilievo in aziende leader di settore in base alla condizione reputazionale documentata nel circuito

Utilizzo collaterale da parte di aziende di settore, designer e start-up sarebbe collegato ad elementi di carattere reputazionale dipendente da:

  • tempo di utilizzo e transazioni effettuate nel circuito

  • utilizzo di NFT su modelli di design circolare — upcycle : numero di NFT minati

  • utilizzo di modalità digitali interattive di co-progettazione e co-design per coinvolgere il consumatore nel processo

  • aggancio degli NFT a prodotti e vincolo di aumento della redditività dell’NFT per il consumatore ed in percetuale minima per l’azienda produttrice, in base al tempo di retenzione del prodotto e alle modalità di gestione del fine vita prodotto (sia da parte del produttore che del consumatore)

In questo caso il valore del token utilizzato nel sistema descritto sarebbe agganciato:

  • alla variazione d’impatto accertata del mercato moda

  • alla variazione reputazionale accertata delle maggiori aziende di settore ed al conseguente aumento dei consumi legato al cambiamento delle attitudini in ambito RSI (CSR)

  • aumento di liquidità connesso all’aumento delle transazioni

Questo “token x” è leggeremente differente dai suoi simili. Con l’aumento delle transazioni aumenta anche la liquidità, ciò significa agganciare la produzione stessa del token all’aumento percentuale (in una percentuale prefissata che può cambiare) delle transazioni in un dato lasso di tempo (che anche può cambiare).

L’estetica può essere un concetto facilmente manipolabile e per questo ingannevole ma per chi ci guarda meglio essa non è appannaggio della sola moda; è applicata dalle arti (delle quali fa parte la Moda) alla matematica, passando dalla filosofia e la letteratura. E’ un concetto trasversale che credo meglio vada applicato in questa mia elucubrazione odierna, all’impatto reale. Esso lascia vuote le parole e le storie e viene evidenziato prima di tutto, nella concretezza delle scelte quotidiane degli agenti di questo sistema immaginario.