La febbre delle criptovalute sta piano piano conquistando i portafogli di sempre più persone. Non si parla soltanto dell’ascesa degli NFT e di un mercato che rimane nel virtuale, ma di un business che sta scendendo in campo, piuttosto letteralmente, in una miriade di mercati paralleli per far entrare il loro mondo in quello di tutti i giorni.
Crypto.com è l’applicazione che sta crescendo più in fretta in questo mercato; si propone come un one stop shop per tutti coloro che usano criptovalute. È stata in grado di diversificare con successo il suo reddito: oltre alla propria criptovaluta, propone servizi analoghi a quelli di una banca (carte di debito e credito) e un wallet per conservare gli NFT, pur facendo rimanere le piccole commissioni e i tassi di interesse il loro core business.
In pochi anni, assieme a società analoghe, hanno firmato contratti per sponsorizzare enormi brand, come Premier League, Serie A, La Liga, NWSL, Liga MX, MLB, NBA, UFC, Formula 1 e moltissimi degli atleti all’interno di questi.
Un caso eclatante è stato la vendita dell’ormai ex Staples Center. La concessione dello stadio dei Los Angeles Lakers infatti è passata da Staples, un’azienda che agisce nel mercato del retail di materiale da ufficio, a crypto.com. Rinominare questo stadio crypto.com Arena è costato ben 700 milioni di dollari all’azienda originaria di Hong Kong, una cifra che certamente non è stata spesa a cuor leggero.
Con questo affare crypto.com ha portato un brand completamente costruito sul web nel mondo fisico, grazie all’alleanza con i L.A. Lakers e sfruttando un canale inusuale come un’arena di pallacanestro. Attraverso svariati sondaggi e il tracciamento del traffico organico, il CEO Kris Marszalek afferma di aver aumentato in modo importante l’awareness del brand.
Ma perché tra tutti proprio il mercato degli sport? Di certo è un mercato che offre una visibilità enorme, ma non è l’unico.
Guardare un evento sportivo è un buon intrattenimento, anche se spesso passano in secondo piano gli sponsor che sono presenti ovunque, e spesso sono di siti per scommesse.
La similitudine tra queste due industrie è probabilmente quello che ha portato cripto.com a decidere di investire nelle sponsorship degli sport. Entrambe sono attività speculative e rischiose, con una dinamica high risk, high reward.
Il target principale dei servizi di betting sono gli amanti del rischio e la demografica del pubblico che vuole attirare il mercato cripto si allinea quasi esattamente a quello già affascinato dalle scommesse: maschi bianchi di età tra i 18–44 anni con un reddito di 75’000$ all’anno circa.
Anche i siti di betting riconoscono le criptovalute come un passo avanti, investendo in questi marchi e nei servizi da questi offerti. DraftKings (sito di bet) dichiara che l’evento più seguito è stato il giveaway di un NFT.
Per le società sportive è un rischio fidarsi delle sponsorizzazioni di aziende così giovani: l’effetto del CMGI Field è l’incubo che bisogna evitare. CMGI come crypto.com aveva comprato lo stadio dei New England Patriots ma è fallita dopo pochi anni, lasciando la società con enormi debiti da smaltire. I soldi dei contratti di sponsorizzazione sono quelli che servono per pagare gli spostamenti, il salario ad allenatori, giocatori e tutto lo staff.
In un anno solo cripto.com ha speso più di un miliardo di dollari in sponsorizzazioni soltanto nel settore sportivo. Ha senso continuare a investire così tanti soldi negli sport, con lo scopo di far crescere il numero di utenti?
